Linee guida in psichiatria: una questione complessa

Cosa sono le linee guida in psichiatria? Qual è il loro corretto utilizzo? Con l’introduzione del decreto Gelli, che ridefinisce la responsabilità clinica in relazione al fatto che si seguano o meno le linee guida proposte dal Ministero, la questione assume un carattere di complessità.

Su questo importante tema è stato organizzato dall’Unità Operativa di Riabilitazione Psichiatrica degli Istituti Clinici Zucchi il convegno intitolato “Linee Guida in psichiatria: come usarle?”.

"La prima questione consiste nel domandarsi come possa essere applicato il problema delle linee guida in psichiatria – spiega il dott. Gianluigi Mansi, responsabile dell’Unità Operativa – Nel corso del tempo si è passati da una psichiatria radicale dell’ipse dixit a una nuova visione della psichiatria, distinguendo anche psichiatria e riabilitazione, prima viste e considerate come equivalenti. Questo passaggio ha portato alla nascita di altre necessità che hanno permesso di aprirsi al panorama delle dimensioni".

Le linee guida in psichiatria sono importanti, anche se non sono chiare in relazione alla “multimorbidità” (ossia la presenza di più patologie in un paziente, caso assai frequente). Sono state pensate per pazienti “puri” ma, nella pratica clinica, non si incontra un paziente puro bensì un paziente complesso – dove la complessità non riguarda solo le patologie psichiatriche ma anche quelle internistiche.

"Nel panorama odierno – continua il dott. Mansi – si assiste a un incremento della frequenza di soggetti con multimorbidità, intesa come la presenza in un singolo paziente di due o più condizioni cliniche di lunga durata, ad esempio patologie fisiche e psichiche (per esempio diabete, schizofrenia) e condizioni coesistenti (come la difficoltà di apprendimento). Questo è da ricondurre all’aumento dell’età media della popolazione, alla compresenza di patologie croniche e alla crescente tendenza al consumo farmacologico multiplo. Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato proprio dall’assunzione di diversi farmaci che contraddistingue questi pazienti, unita alla non piena conoscenza delle interazioni fra di loro".

In relazione alla multimorbidità le Linee Guida permettono di coordinare diversi interventi tra loro. Se i pazienti seguissero le indicazioni mediche date sulla base della pura addizione delle linee guida relative a tutte le patologie che hanno, passerebbero molto tempo ad assumere farmaci a scapito della propria qualità di vita.

"Così un paziente potrebbe anche scegliere di non seguire tutto ma definire quelle che per lui sono le priorità – conclude il dott. Mansi – Quindi le linee guida sulla multimorbidità sottolineano la necessità di organizzazione e assemblaggio dei controlli: ad esempio si devono mettere insieme i diversi day hospital e proporre un insieme di pacchetti che permettano al paziente di venire una volta al mese e svolgere tutti gli esami necessari".

 

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