La delicata presa in carico dei pazienti in fase post acuta

Un punto di riferimento per gli ospedali di un vasto territorio che comprende non solo la Brianza ma anche parte della provincia di Lecco e la città di Milano.  Il presidio di Carate Brianza degli Istituti Clinici Zucchi costituisce un’eccellenza regionale nell’ambito della riabilitazione neurologica e ortopedica. 

“Siamo diventati una presenza indispensabile sul territorio, esordisce il dottor Vincenzo Rega, medico di riabilitazione specialistica neurologica, anche in considerazione del fatto che ci prendiamo cura dei pazienti in fase post acuta, che necessitano di un tempestivo percorso riabilitativo, trasferendoli dai Reparti per acuti delle strutture ospedaliere direttamente nel nostro Istituto. Questa fase rappresenta un periodo molto delicato nella vita di un paziente, in quanto egli si trova ancora in condizioni instabili, legate soprattutto alla complessità clinica delle sue condizioni, associata ad un alto grado di disabilità”. Tre mesi fa, a Carate Brianza, si è tenuto un convegno su tali aspetti, organizzato dalla nostra equipe, durante il quale gli addetti ai lavori provenienti dai presidi ospedalieri pubblici e privati accreditati della zona si sono anche confrontati su una situazione che sta diventando sempre più frequente: le dimissioni in tempi rapidi dei pazienti che necessitano di riabilitazione dai reparti per acuti, che necessitano di ridurre i tempi di degenza per consentire il ricovero di nuovi malati che affollano quotidianamente il Pronto Soccorso.

“Per fare fronte a queste necessità, riprende il dottor Rega, è opportuno che le strutture riabilitative del territorio collaborino, formando una rete e cooperando per gestire la delicata fase riabilitativa post acuta. Il nostro compito è quindi anche quello di lavorare in sinergia con le strutture ospedaliere per acuti condividendo la stessa visione etica, clinica, organizzativa e di appropriato utilizzo delle risorse economiche per la sanità pubblica”. 

La presa in carico dei pazienti riabilitativi in fase post acuta richiede un approccio non solo rieducativo in senso stretto, ma anche la gestione delle altre patologie co-presenti con quella principale causa di ricovero, che incrementano assai spesso il livello di disabilità. “Prendiamo ad esempio un paziente colpito da un ictus ischemico o emorragico, spiega il dottor Rega: la sua complessità clinica è legata a tale evento neurologico acuto ed alle situazioni che, in una gran parte dei casi, concorrono all’insorgenza dell’ictus stesso, quali ipertensione arteriosa, aritmie cardiache, dislipidemie, stress, fumo, diabete, obesità, vita sedentaria. Per questo è necessario operare su un quadro globale”. 

Come emerso anche dal recente convegno caratese, il numero di pazienti colpiti da ictus è in costante aumento: “Il maggior numero dei casi di malattia, puntualizza il dottor Rega, dipende anche dal progressivo allungamento della vita media e dalla conseguente maggior incidenza nel corso degli anni delle patologie citate” Ma non sono solo i pazienti post ictus ad essere seguiti presso gli Istituti Clinici Zucchi di Carate. Nella sezione dedicata alla riabilitazione neurologica trovano posto anche persone colpite da patologie neurodegenerative croniche evolutive come il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla e pazienti reduci da interventi neurochirurgici in ambito oncologico. Le aree di intervento prevedono prevalentemente la riabilitazione neuromotoria, la riabilitazione neurocognitiva (finalizzata al recupero delle funzioni superiori quali linguaggio, attenzione, memoria, orientamento temporale e spaziale, prassìe, coordinazione) e la riabilitazione dei disturbi della deglutizione, assai frequenti nei pazienti neurologici. Nella sezione ortopedica sono ricoverati pazienti che hanno subito politraumi, fratture che hanno richiesto interventi chirurgici di osteosintesi o di protesizzazione e pazienti amputati. “Un buon numero di questi malati-conclude il dottor Rega, è stato vittima di incidenti stradali e tra loro si contano naturalmente anche numerosi giovani”.

Prendersi cura di un malato non significa solo curare dal punto di vista strettamente medico.  È qualcosa di più, che va ben oltre l’intervento chirurgico o riabilitativo e la somministrazione di un medicinale. È il rispetto, l’attenzione, l’ascolto di ogni persona. È far capire che, soprattutto quando si è malati, si è uomini e donne meritevoli di considerazione e di riguardo. “Abbiamo una sorta di parola d’ordine nella nostra unità, afferma il dottor Rega: immedesimarsi nel paziente per comprendere non solo la sua sofferenza ma anche la sua dignità di persona. Solo assumendo questa consapevolezza, questa empatia, possiamo veramente prenderci cura dei nostri malati”.

Il percorso riabilitativo è frutto di un lavoro di équipe, di una forte sinergia tra figure diverse, medici, infermieri, terapisti, logopedisti, psicologi, assistenti sociali - che operano tutte con le loro specifiche competenze ma in un’unica direzione, sotto la guida dei rispettivi coordinatori, per migliorare la qualità della vita dei pazienti. “Soprattutto in ambito neurologico-precisa il dottor Rega-abbiamo a che fare con casi complessi in cui il livello di recupero può essere molto parziale. Il nostro lavoro prevede anche una fase successiva a quella riabilitativa gestita in Istituto: la programmazione di un ulteriore percorso da intraprendere a seguire, una volta che il paziente sia stato dimesso dalla nostra struttura. Potrebbe trattarsi di un percorso di riabilitazione di secondo livello, di una degenza in Residenze Sanitarie Assistite o di un piano di cure domiciliari”. Importantissimo, per affrontare questa seconda fase, è il coinvolgimento dei famigliari del paziente. “Alcune malattie, riprende il dottor Rega, sono come terremoti, sconvolgono gli equilibri di tutta la famiglia. Niente più è come prima. Attraverso il dialogo ed il coinvolgimento diretto dei parenti cerchiamo di infondere in queste persone duramente provate una consapevolezza sia dal punto di vista psicologico che da quello più pratico della nuova realtà che si è venuta a creare”. Fin dalla fase precedente la dimissione, il care-giver (colui che si prenderà cura più direttamente dei pazienti), i parenti stretti e gli eventuali collaboratori familiari vengono convocati in Istituto per seguire una sorta di “addestramento” al fine di favorire un rientro al domicilio che sia il meno gravoso possibile per il loro congiunto.

“Oltre ai colloqui, conclude il dottor Rega, proponiamo ai parenti di assistere a momenti di gestione quotidiana dei pazienti, conducendoli anche in palestra riabilitativa mentre i loro cari si sottopongono a esercizi di fisioterapia, affinché si rendano conto degli aspetti pratici di cui dovranno occuparsi nei giorni successivi :  far assumere ai pazienti una postura corretta, mobilizzarli in modo appropriato dal letto alla carrozzina qualora non fossero in grado di camminare, gestire adeguatamente gli ausili. Questo tipo di coinvolgimento giova a tutti, malati e parenti, e rende più umana la malattia”.

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